Il Cinquetto è un gruppo musicale formato da cinque professori d’orchestra del Teatro San Carlo di Napoli, musicisti attivi nel campo della musica classica, da camera, sinfonica e operistica, legati da una complicità musicale “fuori dagli schemi”. L’idea del cinquetto nasce dal gioco e dall’affiatamento dei suoi membri che, durante le prove e dietro le quinte del teatro più antico d’Europa, si ritrovano insieme per riprendere i temi musicali delle composizioni in programmazione e “rivederli” in modo quasi parossistico, esagerandone i tratti tematici, edulcorandoli con un’interpretazione del tutto personale, volutamente buffa e simpatica. Cinque amici che giocano con i propri strumenti e si divertono con la musica che fanno, cinque persone che dialogano amichevolmente e con umorismo rileggono quello che dalla tradizione classica hanno ricevuto, cinque voci che raccontano anche ai più lontani una storia fatta di musica, musica diversa, divertita, divertente. Nasce così il Cinquetto, che si propone come mezzo di diffusione della cultura musicale per tutti, dai più piccoli ai più grandi, dagli amanti del genere classico a quelli che si ritengono estranei a questo mondo. Ogni brano è inframezzato da una spiegazione di ciò che si eseguirà e, utilizzando la comicità, si farà notare il profilo psicologico degli strumentisti in genere: dalla vanità dei primi violini di un’orchestra, sempre in primo piano, al senso di frustrazione dei contrabbassisti che si identificano con la goffaggine del loro strumento, manifestando un atteggiamento buffo, a volte permaloso e borioso, ma alla fine sempre genuino e simpatico.
 
GENZINI: Salvatore parlami della tua esperienza!

LOMBARDO: L'idea di divertirsi con la musica inizia per me da quando sono in orchestra: spesso negli intervalli si sente sempre qualcuno suonare o accennare i concerti più famosi, e io con il mio violino mi unisco per fare la parte dell'accompagnamento orchestrale suscitando la sorpresa divertita di chi in quel momento se ne stava da solo a provare il suo concerto. Un giorno al San Carlo venne a suonare Vladimir Spivakov un concerto di Mozart, e ricordo che pochi minuti prima di entrare in scena, tutta l'orchestra stava dietro le quinte aspettando il momento dell'inizio, e Spivakov si era appoggiato ad una panca accennando il concerto di Brahms. Lentamente ma deciso io vado verso di lui suonando la parte dell'accompagnamento, e lui vedendomi ha alzato le sopracciglia in segno di stupore, mi ha fatto un grande sorriso e ha continuato a suonare mostrandosi piacevolmente colpito del fatto che qualcuno con un altro violino lo stesse accompagnando. Finita l'esposizione del concerto, ricevemmo tanti applausi dal resto dell'orchestra che nel frattempo si era accalcata a sentire. Durante una tournèe in Cina, nel 2013, i legami di amicizia tra i violinisti Giuseppe Carotenuto, Salvatore Lombardo, Angelo Casoria e Nicola Marino si sono saldati moltissimo, e hanno dato origine ad un qualcosa di unico, di fortememente energetico. Abbiamo sentito l'esigenza di qualcuno che musicalmente potesse dare un supporto alle nostre bighellonate musicali e abbiamo trovato nel contrabbassista Gianni Stocco un insostituibile compagno di viaggio che ha reso possibile la costituzione del Cinquetto.

GENZINI: Per quale motivo avete deciso di chiamare il gruppo "Cinquetto"?
 
LOMBARDO: L'idea di chiamare il nostro gruppo "Cinquetto" nasce da un sogno che ha fatto Nicola Marino, un sogno divertente in cui vedeva sè stesso e noi altri insieme all'interno di un locale simile a quelli di cabaret che si vedono a Broadway, con un'insegna luminosa intermittente che lampeggiava il nome "Cinquetto". E così un bel giorno ci siamo visti a casa di Angelo per parlare di questo progetto, per mettere a frutto le qualità artistiche e comiche che ognuno di noi aveva dentro e che ogni tanto uscivano fuori in orchestraAbbiamo iniziato col suonare tutti e quattro violinisti su un violino solo, e ci siamo divertiti molto, tuttavia dentro di me sentivo che questo gruppo doveva avere un repertorio scritto, e che l'improvvisazione, per quanto importante, non poteva essere messa in scena senza un progetto ben definito. Ho deciso di mettere a frutto le mie qualità musicali e ho scritto un primo pezzo, basandomi su un brano di repertorio lirico, cioè l'ouverture della Carmen di Bizet. In questa ouverture ci sono innumerevoli tentativi di dirottare il tema principale verso altre musiche, prendendo come spunto ora un gruppo di semicrome molto simili al tema del ballo del qua qua, ora dei ritmi che preludiavano un tango argentino o una canzone napoletana, e così, via via che scrivevo, io stesso mi divertivo un mondo a vedere come pian piano si dipanava davanti a me un brano già di per sè stesso musicalmente comico, che poi in fase di studio è stato arricchito da gag e da passi buffi. I Dopo il primo brano mi sono cimentato in altri brani, cercando di fare un excursus storico che parte da Bach e arriva fino ai giorni nostri attraversando i periodi del classicismo, del romanticismo e del 900, il tutto farcito con dirottamenti nella musica jazz, nel pop, e nel cabaret. Durante il nostro spettacolo se ne vedono delle belle: da balli a suon di tip tap a sparatorie inscenate a causa della rivalità che si genera tra i componenti del gruppo: infatti è nostra intenzione non solo ripercorrere la storia della musica in modo divertente, ma anche mostrare il lato psicologico di coloro che suonano in orchestra, con tutte le frustrazioni e le ambizioni tipiche di questo lavoro, il tutto condito da divertenti scenette e medley musicali capaci di far breccia nel cuore dei più piccoli e di suscitare l'interesse degli addetti ai lavori, in quanto le musiche sono finemente mescolate tra loro in modo raffinato ed elegante, e quasi senza rendersene conto si passa da uno stile all'altro seguendo un copione serratissimo e intenso.

GENZINI: Come si caratterizzano i vostri spettacoli?
 
LOMBARDO: I nostri impegni sono stati sempre imprevedibili nel senso che i nostri spettacoli vanno bene sia per le sale da concerto e per i teatri importanti, sia per le scuole, le feste private, l'animazione dei bambini e per gli ospedali. Di recente abbiamo avuto un'esperienza indimenticabile a Parma, presso l'ospedale maggior "PIetro Barilla", esperienza simile a quella che qualche anno fa abbiamo già vissuto all'ospedale "Bambin Gesù" di Roma: suonare davanti ai bambini malati gravi e vedere il sorriso sui loro volti sofferenti è un'emozione difficile da descrivere, commovente, meravigliosa, perchè senti dentro il cuore che in quel momento stai portando l'allegria in un luogo che, per quanto grande sia l'impegno e l'abnegazione generosa dei medici, comunque rimane sempre un posto particolare in cui si lotta tra la vita e la morte. Al termine del concerto tutti ci hanno ringraziato con il sorriso, il direttore dell'ospedale è venuto personalmente a congratularsi con noi perchè aveva notato come l'energia che abbiamo sprigionato, con il nostro umorismo rispettoso e allegro, si era diffusa tra i piccoli pazienti, che sono stati coinvolti nel turbinio del nostro imprevedibile spettacolo. A detta di tutti coloro che hanno assistito ai nostri concerti, il nostro spettacolo è per tutti: per adulti e piccini, appaga le orecchie dei competenti e attira l'interesse entusiasta di chi è a digiuno di musica classica, di coloro che sono più lontani, dandoci conferma così dello scopo per il quale questo gruppo è nato, cioè la diffusione a largo raggio della bellezza e del fascino della musica classica, unitamente al messaggio che fare musica è divertente, è arte capace di stupire, di alleggerire il cuore dal peso delle vicende della vita, e che fare bella e buona musica in modo divertente forma le persone e le coscienze all'unità, alla bellezza, al rispetto delle diversità, all'amicizia, all'amore.
 
GENZINI: Chi ha pensato al logo del gruppo?
 
NICOLA MARINO: Il logo del Cinquetto ha un calice con l'oliva perché ho sognato che questo nome stava esposto con luce intermittente come insegna di un locale. Il termine cyn, in effetti, si riferisce alla parola cincin che si pronuncia durante un brindisi, e indica quell'armonia che si crea tra i partecipanti, armonia fatta di leggerezza, di allegria e spensieratezza, qualità che caratterizzano il nostro gruppo musicale.

GENZINI: Giuseppe, che ricordi hai degli inizi?
 
GIUSEPPE CAROTENUTO: Non ricordo più il preciso momento in cui uno di noi, circa quattro anni fa, per la prima volta abbia pronunciato la parola "Cinquetto", ma di una cosa sono sicuro: quel nome è arrivato all'improvviso, senza alcuno sforzo, da un momento all'altro, come qualcosa di preesistente che attendeva semplicemente di essere portato alla luce. Cinque musicisti che si spogliano del loro abito classico e intraprendono un viaggio di ricerca e sperimentazione. Strumentazione di base: 4 violini, 1 contrabbasso, tanta fantasia e voglia di sorridere insieme. Non avremmo potuto chiamarci diversamente. La prospettiva diversa che cercavamo di dare alla musica era già nella parola " Cinquetto": la variazione e la deformazione in chiave parodistica sarebbe stata la base del nostro cammino insieme. E non solo. Nella letteratura della musica da camera esistono svariati brani pensati e scritti per cinque strumenti. Il quintetto di musicisti in questo caso esegue il brano scritto dal compositore. Nel nostro caso è diverso. Noi ci riuniamo non per eseguire ma per inventare. I nostri spettacoli sono costituiti da una serie di gag musicali. Le gag non sono preparate da qualcuno per noi, sono bensì il frutto del nostro passare il tempo insieme. Ogni gag ha una sua storia, nasce in un modo diverso e prende una sua strada, ha una sua evoluzione. Fin dall'inizio durante i nostri incontri noi siamo stati attori e spettatori, esecutori e creatori nello stesso tempo. È difficile raccontare le dinamiche che portano alla creazione finita di una gag poiché quello che potremmo definire la traccia musicale non è che un canovaccio che talvolta precede e altre volte segue tutta una serie di suggestioni, allusioni, richiami e , nella forma più avanzata, idee, che affondano le radici nei ricordi, nei desideri, nelle fantasie, nelle speranze, nelle vite di noi musicisti. Un esempio per tutti:la lezione di violino. C'è una gag in cui uno di noi di traveste da insegnante di violino per esagerarne i tratti di severità e dispotismo a cui tutti, da piccoli, hanno avuto la sensazione di dover sottostare. La simpatia del pubblico va qui subito a chi fa la parte dell'allievo impreparato, che si sente inadatto e inizialmente impotente nella situazione che si viene a creare. Il capovolgimento in chiave comica rende la scenetta attraente agli occhi di tutti, piccoli e adulti, musicisti e non, e anche, per dirla scherzosamente, meridionali e settentrionali. Scherzosamente ma non troppo, visto che la componente socio-linguistica è fondamentale nel nostro spettacolo, che nasce e si radica fortemente nella realtà napoletana, facendo quindi uso del dialetto nella sua marcata componente comica, senza però eccedere nel provincialismo, come confermano i nostri recenti successi a Parma e i nostri futuri impegni extra-campan.