Genzini: In che modo ti sei avvicinata alla musica ed in particolare al pianoforte?
 
Costa: Sono nata in una famiglia in cui musica e arte sono sempre state presenze costanti e irrinunciabili. Mio papà suona pianoforte e organo a livello amatoriale, mia mamma aveva preso qualche lezione di violino da bambina. Sono cresciuta ascoltando i vinili di papà, con i capolavori di Bach e i grandi pianisti, e i 45 giri della mamma, con i cantautori italiani e francesi. Il mio primo contatto con il pianoforte è stato più o meno a due anni. Ho una foto che ricorda il momento in cui, per la prima volta seduta da sola davanti ad una tastiera, con un ditino esploro quello strano giocattolo.
 
Genzini: Quali sono stati i momenti salienti della tua crescita artistica?
 
Costa: A circa 8 anni papà ha iniziato ad insegnarmi le basi della musica e del pianoforte e, accorgendosi che imparavo velocemente, mi ha iscritta ad un’accademia di musica. Da lì all’ammissione al conservatorio è passato poco tempo…e il percorso è stato un crescendo di passione e soddisfazioni fino al diploma, nel 2006, sotto la speciale guida di Maria Grazia Bellocchio. Poi, i corsi di perfezionamento in Italia e all’estero. Fondamentale è stato per me l’incontro con il pianista e didatta russo Konstantin Bogino, pianista del leggendario Trio Tchaikovsky, grazie al quale mi sono accostata alla scuola pianistica russa, che mi ha aperto un mondo musicale nuovo, denso di intensità e immagini, e che mi ha aiutato a scoprire la mia vera natura musicale. Devo molto anche alla pianista Norma Fischer, con la quale ho studiato a Londra, la quale mi ha aiutato in una ricerca sonora raffinata e consapevole, meno istintiva. Sono profondamente grata ad ognuno dei miei maestri, dai quali non smetto mai di imparare.
 
Genzini: Quale repertorio preferisci interpretare maggiormente e cosa pensi della musica contemporanea?
 
Costa: Prediligo i compositori tardo romantici, anche se mi piace approfondire e cercare di superare i miei limiti esplorando anche musica più “lontana” dal mio sentire. Amo Brahms, Schumann, Rachmaninov, Scriabin. Penso che il mio compositore del cuore sia Brahms, del quale adoro praticamente tutto. Uno dei miei sogni è proprio quello di eseguire uno dei due Concerti per pianoforte e se potessi portare un solo spartito su un’isola deserta penso porterei le Variazioni su un tema di Handel, brano al quale sono molto legata e che penso racchiuda ogni sfumatura dell’universo brahmsiano. Mi piace anche dare voce ai compositori contemporanei; per un giovane musicista è importante conoscere la musica scritta nell’epoca in cui vive. Ammetto che alcune opere possano essere difficili da affrontare e anche in fase di studio le difficoltà che si incontrano a livello di lettura del testo e realizzazione delle intenzioni del compositore sono molteplici. Ma la fortuna è, spesso, avere la possibilità di dialogare con il compositore, chiedere delucidazioni, contribuire alla stesura finale di un brano. Per me è sempre una bella sfida affrontare una partitura contemporanea.
 
Genzini: Quali caratteristiche deve avere per te il suono del pianoforte?
 
Costa: Mi piacciono molto i pianoforti con un suono profondo ma non troppo brillante. Sono convinta che un’interpretazione efficace parta da un’attenta lettura e analisi del testo, unita alla forza delle intenzioni musicali del musicista. La forza delle intenzioni scaturisce in parte dal temperamento, e in parte dal vissuto, dalla cultura e dalla consapevolezza dell’interprete. Crescendo, ho imparato che il puro istinto musicale non è sufficiente se non è supportato da un’adeguata conoscenza.  
 
Genzini: A quali progetti ti stai dedicando?
 
Costa: I miei prossimi impegni sono legati al Trio Carducci, che ho fondato insieme alle amiche e colleghe Germana Porcu (violinista) e Matilda Colliard (violoncellista). Adoro la musica da camera. Per un pianista è bellissimo avere occasione di lavorare con gli archi, si impara moltissimo, e il trio in particolare stimola la mia immaginazione sonora, spingendomi a cercare sonorità sempre diverse. Gli strumentisti ad arco hanno la fortuna di sentire il suono che si crea sotto le dita. Un pianista trova i suoni “pronti”, ma il difficile sta nell’imitare gli altri strumenti, nel cercare di essere orchestra plasmando i suoni. Suoneremo a Bergamo l’11 aprile e il 19 maggio, a Isola del Garda il 30 luglio. Poi un concerto a Rovereto e al Castello di Pagazzano (BG) a settembre/ottobre. Abbiamo in programma anche alcune registrazioni audio e video, tra cui le Stagioni di Tchaikovsky nella versione per trio e molto altro!