GENZINI: In che modo ti sei avvicinata alla musica ed in particolare al violino?
 
BEVILACQUA: Non provengo da una famiglia di musicisti, ma i miei genitori sono entrambi appassionati di musica classica da sempre. Tutto nasce da li' e anche dal fatto che, già dai primi anni di vita, mi portavano con loro ai concerti e le persone rimanevano piuttosto colpite dal fatto che una bimba cosi piccola potesse rimanere attenta e in silenzio così a lungo...sembrava loro impossibile! E il violino? Beh, da subito ho ammirato la bellezza e il suono di quello strumento ed ero incuriosita dal fatto che, dell'intera orchestra, il direttore stringesse la mano solo al primo violino! E poi, a 5 anni, assistetti ad un concerto dove, oltre all'orchestra, c'era anche una solista che suonò Sibelius: li' capii che avrei voluto anch'io riuscire a 'fare' quella musica e a trasmettere quelle meravigliose emozioni al pubblico. E da quel giorno la mia vita cambiò e il violino entrò a farne parte in modo importante.

GENZINI: Quali sono state le tappe salienti della tua crescita artistica?
 
BEVILACQUA: La crescita artistica non conosce pause ne' interruzioni, procede col procedere dei giorni, proprio perchè ritengo sia una perfetta miscela fra tecnica, musicalità, capacità interpretativa, comunicazione, passione ed emozione. Certo, vi sono per tutti i musicisti che ambiscono alla carriera solistica dei 'milestones', dei momenti particolari ed importanti che si tendono ad idealizzare e a ricordare, ma credo che ogni singola ora di studio e di performance che dedico allo strumento - e alla musica più in generale - costituisca una tappa saliente. E comunque non dimenticherò mai le 10.000 persone che assiepavano il Pritzker Pavillon a Chicago per la festa in onore del nuovo sindaco, alla presenza di Joe Biden, vicepresidente degli Stati Uniti, e di tanti altri nomi del gotha politico e sociale: avevo 9 anni ed ero stata scelta tramite una selezione per una performance proprio li', su quel palco, in quel momento! Emozione immensa, prima e dopo la mia esecuzione. Se ancora avevo qualche dubbio, tutta quella marea di gente che applaudiva me lo cancellò definitivamente.

GENZINI: Hai l'opportunità di suonare meravigliosi strumenti dell'epoca classica alle audizioni del Museo del violino.. con quale strumento hai sviluppato il feeling migliore?

BEVILACQUA: Suonare gli strumenti esposti al Museo del Violino di Cremona è qualcosa di affascinante. Per usare una metafora, è come se un giovane aspirante pilota potesse guidare soltanto Ferrari, Lamborghini e Maserati! Ognuno dei violini che ho avuto modo di conoscere possiede caratteristiche e qualità univoche, che danno vita ad una voce originale, con un suono capace di riempire un intero auditorium a livello di potenza e proiezione e in grado di toccare i cuori di chi ascolta a livello di emozione. Stradivari Vesuvius, Clisbee, Lam ex-Scotland, Cremonese 1715, Guarneri Principe Doria, Stauffer...è semplicemente impossibile redigere una classifica ipotetica di queste meraviglie uniche. E' vero che nutro un debole per il 'piccolo' del gruppo, il Clisbee del 1669, uno dei primi violini creato dal giovane Stradivari. Piccolo in quanto è leggermente più piccolo dei violini standard dei giorni nostri, ma con una voce dolcissima e potentissima al tempo stesso, che lo guardi e lo ascolti e ti chiedi "Ma com'è possibile?".

GENZINI: Cosa pensi della liuteria contemporanea?

BEVILACQUA: Per cercare di rispondere con coerenza e con un minimo di correttezza, mi piacerebbe possedere una macchina del tempo e catapultarmi per qualche minuto nella Cremona del 2200 (almeno!), tanto per dare una sbirciatina veloce a cosa esporrà il Museo del Violino nelle sale dedicate al XX e XXI secolo! E, già che ci sono, per curiosità, anche all'artista che li suona nell'Auditorium! L'unica cosa che mi sento di affermare è che ho il privilegio di suonare una copia del "Cremonese 1715" di Antonio Stradivari, realizzata appositamente per me dal bravissimo liutaio cremonese Daniele Scolari. Sono molto felice di questo connubio e certa che questo violino mi accompagnerà per un lungo percorso, senza però disdegnare l'eventuale affiancamento con uno strumento d'epoca di valore, qualora si presenti la giusta opportunità con un privato o una fondazione.

GENZINI: Che repertorio ami maggiormente?
 
BEVILACQUA: Sono una ragazza che vive di emozioni e con un'indole molto romantica. Va da se', di conseguenza, che tutto il repertorio romantico mi affascini alquanto, senza particolare distinzione di compositori e generi. Dopo migliaia di ore di studio, pratica, studio, pratica e ancora studio, è liberatorio potersi immergere in melodie immortali di mostri sacri quali Beethoven, Brahms, Tchaikovsky, Mendelssohn, Sibelius e tanti altri. Devo però spendere una parola su un 'Dominus' che affolla la mia vita di violinista e che ogni volta mi sconvolge, pur non essendo incasellato in tale periodo di riferimento: Johann Sebastian Bach. Quando mi immergo nelle sue Partite e Sonate per violino solo, è come se qualcosa di misterioso, 'altro', colpisse la mia sensibilità d'artista. E' come se le sue composizioni fossero più contemporanee di un autore contemporaneo e ogni singola pagina si sublimasse in un'architettura sconvolgente, della quale risulta impossibile percepire tutti i dettagli, le minuzie, le sfumature. So solo che quando andai a Lipsia e mi trovai fuori dalla Thomaskirche, mi venne naturale correre verso la sua maestosa statua ed abbracciarlo forte!  
 
GENZINI: Che rapporto hai con la musica contemporanea?
 
BEVILACQUA: Quando si parla di “musica classica contemporanea”, conosco un bel po' di persone (le stesse che costituiscono il 'pubblico') che iniziano a storcere il naso. Io credo invece che tutta la musica andrebbe semplicemente ascoltata. Sono consapevole del fatto che alcuni generi musicali siano più facilmente comprensibili di altri, ci mancherebbe, è una questioni di linguaggi più o meno semplici. Quello che conta sono l’intelligenza, la sensibilità e la dedizione del compositore alla scrittura, quella vera. Ecco perchè sono molto curiosa ed aperta verso tale tipo di musica e, nonostante non abbia ancora avuto modo di approfondirla a causa della mole di tempo sinora dedicata allo studio delle partiture barocche e romantiche, è mia intenzione nel prosieguo inserire in repertorio pagine di Schönberg, Berg, Webern, Debussy, Ravel fino ad arrivare a Boulez, Stockhausen, Berio, Nono, Sciarrino, Gubaidulina e Auerbach.

GENZINI: Quali saranno i tuoi prossimi impegni?
 
BEVILACQUA: Ho iniziato sia l'ultimo anno di high-school americano, che il terzo anno del Triennio Accademico al Conservatorio Nicolini di Piacenza. Quindi, come si potrà ben intuire, un anno perlomeno intenso quello che mi aspetta a livello di studi! Invece, dopo la recente grande soddisfazione di essermi esibita sul palco della mitica Carnegie Hall a New York, a breve sarò in Germania per girare un film di produzione statunitense, con una sceneggiatura tutta centrata sul potere della musica, con la sua capacità di saper unire storie e destini apparentemente lontani e diversi. Poi all'inizio del 2017 un paio di appuntamenti molto importanti, con il debutto in due stagioni milanesi, quella della Società dei Concerti e quella della Società Umanitaria di Milano.