Carlo Bergonzi,1683-1747, iniziò a muovere i primi passi nel campo della liuteria in un momento in cui Cremona era il centro nevralgico. Malgrado la scarsità di notizie d’archivio che lo riguardano, sembra essere certo il fatto che fosse cresciuto in una famiglia di tradizione artigiana che godeva di buone condizioni economiche.
Trascorse nella zona centrale di Piazza Sant’Agata gran parte della sua vita, fu proprio nella manciata di metri che separava casa sua dal laboratorio di liuteria di un artista amico di famiglia che si formò e intraprese quelle esperienze che si rivelarono indispensabili a dare una impronta di successo alla sua arte. La precoce scomparsa del padre, infatti, indusse il giovane a trovarsi una occupazione, il ragazzo si rivolse a un liutaio che operava nella sua bottega a pochi passi dall’attività di fornaio del padre. Il caso o la fortuna vollero, che l’amico liutaio, Vincenzo Ruggeri, fosse alla ricerca di una figura autorevole da educare al mestiere, una volta diventato troppo anziano per proseguire la sua attività di bottega. Si colloca nell’arco di pochi anni (tra il 1732 e il 1738) la fase di maggiore attività. Un importante fattore discriminante tra Carlo e gli altri liutai della città è la rarità dei suoi strumenti. Da tale differenza si evince facilmente che la liuteria non poteva essere per Bergonzi l’unica fonte di guadagno. Tale asserzione contrasta però con l’indubbia eccellenza artistica dei suoi strumenti che rimanderebbe ragionevolmente a una attività totalizzante e di elevato spessore estetico. A questo punto sembra logico risolvere l’apparente contraddizione ipotizzando che Carlo prestasse opera anche presso le botteghe di altri artisti cremonesi. Indipendentemente dalla precisa natura del suo impegno di collaborazione il Bergonzi si distinse particolarmente per le sue indiscutibili doti di intagliatore, riscontrabili negli splendidi ricci risalenti alla sua prima produzione. Pare piuttosto sicuro l’incontro di Carlo con il celeberrimo Antonio Stradivari, al quale il Bergonzi si rivolse per prestare opera nella sua bottega, che Antonio, ormai anziano, portava avanti con i due figli. Il contatto tra i due artisti avvenne presumibilmente entro il 1720, perché a partire da quella data sembrano essere riscontrabili alcune influenze stilistiche di Carlo in alcuni strumenti stradivariani, in particolare violoncelli. Anche la produzione autonoma di Bergonzi assunse in questa prima metà del secolo una sensibile crescita in termini quantitativi e qualitativi, contribuendo a dare ai suoi strumenti una impronta stilistica distintiva e facilmente individuabile per gli addetti ai lavori. Quelli dell’artista cremonese sono strumenti che, oltre ad essere riconosciuti come capolavori assoluti in quanto a pregio estetico, sono anche rinomati per la loro qualità acustica che ci rimanda direttamente all’influenza che il sommo liutaio esercitò sulla produzione di Carlo Bergonzi. La tipologia di legno privilegiata da Carlo conferisce una ulteriore impronta di originalità ai suoi strumenti, realizzati infatti su fondi di acero importato dall’estero. I suoi erano (e appaiono ancora oggi) pezzi di rara bellezza e di accuratissima fattura, destinati presumibilmente a una clientela facoltosa e di intenditori. Pur mutuando aspetti caratteristici dello stile stradivariano, Bergonzi opera tuttavia seguendo percorsi originali. Sembra ormai appurata l’esistenza di un rapporto di collaborazione tra Carlo e lo Stradivari da collocarsi negli anni ’30 del ‘700 ma è arduo stabilire il carattere di tale sodalizio che terminò nel 1737 con la morte del sommo artista, che scomparve dopo aver esercitato un controllo pressoché assoluto sul mercato e sulla cultura non solo cremonese per mezzo secolo.