GENZINI: Giacomo, stai vivendo un periodo molto intenso della tua giovane carriera, come ti sei avvicinato alla musica ed in particolare al violino?
 
COLETTI: A 6 anni mi portarono dalla Prof.essa E.Oddone (nota didatta infantile) la quale sindacò che avevo "l'orercchio assoluto" e che dovevo suonare qualche strumento. Sia mio nonno Cesare che mio padre erano molto affascinati dal violino,così me lo proposero ed io accettai di buon grado. Il mio primo insegnante fu straniero: un simpatico,sorridente e coltissimo polacco diplomato in violino e pianoforte che padroneggiava entrambi gli strumenti con grande maestria.Era decisamente inflessibile, cosa che mi fece fin da subito comprendere quanto la disciplina fosse fondamentale. Dopo un anno fu costretto a tornare in Polonia per alcuni disguidi burocratici. Mi dispiacque molto. Ma fu così che conobbi M.Ferraris. Sono stato nella sua classe fino alla sua prematura scomparsa. E' stato un insegnante di Musica,un maestro di vita. Nei suoi "campus" ci insegnava tutto ciò che poi ho capito fa la differenza tra un musicista professionista e un dilettante: puntualità, serietà, rispetto, ma anche estro,arte,caparbietà e condivisione. E' grazie a lui se ho conosciuto Margherita! Grazie al Maestro Ferraris ho iniziato da bambino la musica da camera,cosa che ritengo sia stata fondamentale per la mia formazione e che abbia forgiato in me la ferma volontà di fare il camerista nella vita. Entrato in Conservatorio prima dell'esame di ottavo nella classe di F.Mezzena a Pescara ho quindi frequentato il biennio a Fermo con il Maestro M.Rogliano. Per la mia formazione "specialistica" lui è stato speciale. Un musicista come pochi ne ho conosciuti,con un rispetto per la Musica esemplare. Anche a lui devo davvero tanto. Hanno riposto in me molta fiducia i musicisti del Trio di Parma ai quali devo fare un ringraziamento specifico perchè in un momento molto particolare della mia carriera mi sono stati vicini non facendomi mai mancare la loro stima: sono stati delle guide fondamentali. Devo ammettere che mi sento fortunato per aver incontrato sulla mia strada musicisti così grandi. Altamtente formativi sono stati anche gli incontri con Z.Bron, S.Accardo, G.Carmignola, M.Sciarretta (è in una master con lui che ho conosciuto Fabrizio...). Tutto procedeva secondo un ordine prestabilito fino a quando ho conosciuto C.Gualco, primo violino del Quartetto di Cremona ad una master da lui tenuta presso l'Accademia dell'Orchestra Mozart.Dopo la lezione mi chiese se avevo mai pensato di formare un Quartetto d'Archi e mi disse che secondo lui sarei stato adatto a quel tipo di formazione. A posteriori posso affermare che mi ha cambiato la vita.Non lo ringrazierò mai abbastanza. Il quartetto è un mondo a sè stante,unico e totalizzante: l'espressione perfetta del connubio uomo-musica.
 
GENZINI: Quali caratteristiche deve avere per te il suono ideale del violino?
 
COLETTI: Il suono. Il suono assieme al silenzio è la musica. Il mio sogno è avere il "mio" suono. Riconoscibile, personale. Mi piacerebbe fosse caldo,avvolgente, scuro ma definito, morbido ma sicuro. C'è chi dice che dal suono di uno strumentista se ne comprendono le caratteristiche umane. Sono stati scritti fiumi di inchiostro sul suono del violino..io mi trovo d'accordo con il parallelismo suono-caratteristiche dello strumentista perchè ritengo (ed in questo so che i miei colleghi sono d'accordo) che il suono è la voce dello strumentista più che dello strumento. Il suono del secondo violino deve essere come la voce di una compagna o di un amico: deve esprimersi con ferma dolcezza, saper accompagnare avvolgendo.E' per questo che il quartetto è vita!
 
GENZINI: Quali sono i tuoi autori preferiti?
 
COLETTI: E' veramente dura stilare delle preferenze. E' come chiedere pareri su persone oltre che su opere. Risponderò di getto: non potrei pensare alla mia esistenza senza l'infantile inesauribile freschezza di Mozart, l'ancestrale capacità di racchiudere in una frase musicale l'essenza di una vita intera di Schubert e la forza umana di Beethoven. Per inciso mi sento di voler aggiungere che non rinuncerei neanche alla musica popolare che è espressione di un vissuto radicato in ognuno di noi e che dovrebbe far parte del personale bagaglio musicale da portare sempre con sè.