Francesca Dego è una delle più apprezzate interpreti della sua generazione: a soli 23 anni si è già esibita nei maggiori contesti internazionali suscitando l'unanime consenso della critica e del pubblico. 
 
GENZINI: Francesca, stai vivendo un momento molto positivo della tua carriera: numerosi concerti e l'uscita del CD con l'importante etichetta discografica Deutsche Grammophon. Quali sono state le tappe fondamentali della tua crescita artistica? 
 
DEGO: Ho cominciato a suonare il violino da molto piccola, a quattro anni, quindi non ho veramente ricordi della mia vita senza musica. Ricordo invece molti momenti durante la mia crescita artistica in cui mi sono resa conto che ne era valsa la pena! I sacrifici e i momenti di sconforto non erano nulla in confronto alle belle soddisfazioni che mi davano il palcoscenico e lo studio approfondito del grande repertorio violinistico. Già a sette anni quando mi fu proposto il mio primo concerto da solista con orchestra (un concerto di Bach) mi resi conto anche se in modo ancora un po' confuso che era cambiato qualcosa e che quello che facevo era serio e dovevo essere all'altezza delle aspettative di tutti (comprese le mie!). Ebbi la stessa sensazione tempo dopo debuttando a quattordici anni con il Concerto di Beethoven e a quindici con quello di Brahms in Sala Verdi a Milano. Da quel momento le tappe importanti sono state sempre più ravvicinate con l'invito a 16 anni a suonare in Israele a fianco di Shlomo Mintz, l'incontro con Salvatore Accardo, il calendario di concerti sempre più fitto e nel 2008 il Premio Paganini che mi ha veramente permesso di entrare nel mondo concertistico come nome di rilievo. Un altro momento emozionante è stato l'incontro a Londra con Florian Leonhard, noto liutaio e restauratore che mi ha dato la possibilità di suonare il Guarneri del Gesù appartenuto a Ruggiero Ricci (che suono ormai da tre anni e con cui ho inciso i Capricci). I momenti e le persone che mi hanno cambiata sono molti, ovviamente la possibilità di incidere per Deutsche Grammophon è la più grande tappa della mia carriera finora, una soddisfazione e una responsabilità incredibili che mi hanno spinta ancora più in profondità nella ricerca interpretativa e tecnica. I mesi di preparazione all'incisione, il pensiero fisso e lo studio costante e spesso massacrante mi hanno fatta sicuramente crescere. Ora mi godo la sensazione di vedere il CD stampato perchè contiene una parte cosí importante di me e spero vivamente trasmetta il mio amore per il violino e per Paganini a chi ascolta!
 
GENZINI: Parliamo del disco e della sua evoluzione. C’è qualche aneddoto significativo che vuoi raccontare? Dove l’hai registrato?
 
DEGO: Beh, la prima cosa che mi viene in mente pensando ai giorni di incisione è il caldo torrido di quest'estate, agosto a Bologna con quaranta gradi non era certamente la cornice ideale per rilassare i nervi tra un capriccio e l'altro... Incredibilmente però ero talmente concentrata e determinata che quasi non me ne accorgevo! Per la registrazione abbiamo scelto di avvalerci della stupenda acustica naturale dell'Eremo di Ronzano, chiesetta in pietra con una tale personalità e rotondità di suono da legarsi e arricchire ulteriormente gli armonici infiniti del Guarneri. La cosa impressionante è che il suono che ne è risultato era già cosí bello da non richiedere nessun tipo di intervento in fase di editing e mastering. Quindi ascoltando il disco si ha la sensazione di essere presenti, il suono è assolutamente reale e non costruito, cosa di cui sono molto orgogliosa e a cui tenevo particolarmente. Sono stati tre giorni sfiancanti ma profondamente esaltanti a contatto con professionisti straordinari che mi hanno aiutata e sostenuta anche nei momenti di crisi e stanchezza!
 
GENZINI: Recentemente hai avuto l'opportunità di suonare lo Stradivari "ex Bavarian" del 1720 a Cremona, che sensazioni hai provato durante il concerto?
 
DEGO: Ho avuto spesso l'occasione di suonare grandi strumenti (tra cui vari Stradivari e Guarneri) e ogni volta per me la sensazione è quella di collaborare con un grande collega da cui imparare e con cui condividere un'esperienza stupenda! Questi violini hanno una propria personalità e quindi danno un loro apporto importantissimo all'esecuzione. Con l'esperienza si impara a ricercare in ognuno le forze e le debolezze e lasciare che l'esecuzione ne venga arricchita. Per me è sempre stato impossibile tentare di ricreare lo stesso identico effetto con violini diversi, mi lascio ispirare da quello che sento che mi sta dicendo il violino e tento di renderlo mio. La cosa incredibile è che il suono rimane sempre e comunque quello dell'esecutore se è in grado di plasmare a suo vantaggio le peculiarità dello strumento. Ogni personalità forte che suona uno strumento lascia la propria impronta nel suo modo di vibrare e quindi è come se il suono di un violino antico contenesse piccole parti di "anima", per come la vedo io, dei precedenti esecutori. Motivo anche questo per cui il suono risulta per forza di cose più complesso e interessante di quello di uno strumento moderno. Esibirmi con l'ex-Bavarian è stato molto speciale, ho scelto un repertorio vario (Beethoven, Debussy e Tartini) proprio per sperimentare con tutti i timbri possibili e fare in modo che il pubblico ne percepisse le sfumaure. Ha un suono potente e brillante che in un attimo si trasforma e arriva a pianissimi dolci ed eterei che fanno venire i brividi. Nonostante questo, non è un violino "facile" da suonare come lo sono altri Stradivari con cui sembra che tutto sia più semplice per l'esecutore. Il mio lavoro con questo violino si è basato sulla ricerca del modo migliore per carpirne le potenzialità. Mi sono accorta che dovevo far "correre" l'arco per lasciare che il suo suono respirasse senza essere schiacciato. Altri violini reagiscono meglio alla pressione dell'arco sulla corda ma in questo caso la quantità di suono aumentava moltissimo usando tanto arco ma tenendolo sempre leggero sulle corde. Mi sono divertita anche durante il concerto a sperimentare e scoprire questo strumento, una sensazione bellissima.
 
GENZINI: Quali saranno i tuoi prossimi impegni?
 
DEGO: Ho davanti mesi veramente pesanti. A novembre saró impegnata con il lancio del disco (eseguiró i Capricci a Cesena il 17 e a Zurigo il 23 e saró presente a varie presentazioni in giro per l'Italia!), tournée in Argentina e il mio debutto in Russia nelle famose Sale Tchaikovsky a Mosca e Filarmonica a San Pietroburgo (Concerto N.1 di Paganini), Concerto di Beethoven in Inghilterra e l'apertura il 20 novembre della stagione degli Amici della Musica di Palermo con la pianista Francesca Leonardi. Più avanti mi aspettano concerti in Francia, Austria, USA, Libano, Perù, Svizzera e naturalmente Italia!