Il modo in cui il M° Giovanni Lucchi
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viene in contatto con il mondo dell’archetteria è perlomeno curioso. Dopo essersi diplomato brillantemente in contrabbasso al conservatorio G. Rossini di Pesaro sotto la guida del M°Francesconi trova un ingaggio con un gruppo jazz della allora fervida riviera romagnola, e spinto dall’ardore giovanile e dal mito delle ragazze nordiche, il poco più che ventenne Giovanni si trasferisce in Svezia a fare vita bohemienne guadagnandosi da vivere suonando in sale da ballo e night club. Passati due anni però la nostalgia di casa si fa sentire e quindi Giovanni si congeda dall’orchestra e fa ritorno nella sua Romagna, senza avere nessuna prospettiva di lavoro ne un soldo in tasca. E’ il caso come sempre che aiuta, ed è un caso che proprio in quei giorni il teatro comunale di Bologna sia in cerca di un contrabbassista . Da quel momento in poi il maestro Lucchi inizia una collaborazione con il teatro continuativa e dopo alcuni anni diviene stabile. Un posto da stabile in orchestra è, soprattutto al giorno d’oggi, un miraggio, una visione mistica; e ottenerla oggi come allora significa la serenità e la sicurezza. Ma Giovanni non è felice e anche se ha la serenità economica il suo spirito irrequieto lo tormenta. L’opportunità di sfogare tanta irrequietezza arriva grazie a un necessità. Come tutti i musicisti a arco è costretto ciclicamente a dover cambiare i crini, e quando domanda dove abita l’archettaio tutti si mettono a ridere e gli dicono che c’è solo un meccanico di biciclette a Forlì che fa le incrinature. A quel punto si è detto, peggio di un meccanico di biciclette non riesco a fare sicuro, e in questo modo curioso ha avuto inizio la carriera di uno dei più grandi Maestri archettai di tutti i tempi. Dopo alcuni anni di lavoro, pur essendo divenuto ormai un eccellente archettaio, il Maestro Lucchi si trova di fronte a grandi interrogativi a cui non riesce a rispondere. Non riesce a capire perché ad esempio i pareri dei musicisti a cui sottopone i suoi lavori danno spesso giudizi che divergono nettamente da quelli che lui aveva dato da costruttore, spesso infatti tra due archi di diversa qualità il musicista preferisce quello che a parere dell’ archettaio è minore. Non accontentandosi di costruire buoni archi, Giovanni Lucchi capisce che le teorie sulla scelta dei materiali da costruzione in uso fino a quel momento sono estremamente incerte ed in alcuni casi addirittura fallaci, e dà inizio alle proprie ricerche. Tutte le invenzioni sono frutto di intuizione, ed è riflettendo sul metodo di Antonio Stradivari, che per capire quale fosse il legno con migliori qualità sonore usava poggiare i tronchi su due cavalletti facendone percuotere o grattare una estremità ed ascoltava l’intensità e la qualità sonora dello stesso poggiando l’orecchio all’altra estremità, che l’intuizione arrivò. Capì infatti che questa prova, sebbene empirica e imprecisa poiché affidata alla sensibilità del costruttore, lo stava portando nella direzione giusta, bisognava solo trovare un metodo scientifico per misurare quanto fosse potente l’intensità del suono prodotto dal tronco, o meglio quale fosse la resistenza acustica del campione esaminato. Frequentando vari convegni riguardanti la tecnologia dei materiali ed avvalendosi della consulenza di ingegneri e fisici che collaboravano con lui, ebbe l’idea di usare gli ultrasuoni per misurare il fattore di smorzamento, ed utilizzando due sonde, una che lanciava un impulso ultrasonico e l’altra che lo riceveva, riuscì a dare un valore aggiunto ad una magnifica intuizione di uno, se non il più grande, liutaio di tutti i tempi. Servendosi infatti di un timer appositamente tarato riesce a misurare il tempo che l’impulso ad ultrasuoni impiega ad attraversare il campione, ed una volta trovato il tempo è bastato metterlo in relazione con la lunghezza del campione misurato per ottenere con una semplice operazione matematica la velocità di propagazione del suono, che non è che il coefficiente di resistenza acustica sopra citato. Il tronco che stimolato ad una estremità “trasmette” il suono in maniera più potente, nitida e veloce all’ altro capo è sicuramente il migliore.